Sempre nuovo e sempre lo stesso

Quinta Domenica di Pasqua, C

Gv 13,31-35: Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

banner-niagara1Non so se vi è mai capitato di contemplare una cascata: ricordo qualche gita in montagna, o la visita alle cascate Niagara quando accompagnai i giovani alla GMG in Canada. Oppure la meraviglia delle Marmore in Umbria. 

Di fronte a queste spettacolari massa di acqua si resta come storditi. Non si riesce a smettere di guardare. È sempre uguale, ma non è mai la stessa. Nel suo fluire l’acqua è in ogni attimo imprevedibile. È sempre acqua che cade, ma non è mai simile a se stessa. Perché uno spettacolo del genere ci lascia tanto incantati? È il fascino misterioso di ciò che è sempre se stesso e allo stesso tempo sempre nuovo. 

Non sono molte le cose a questo mondo che hanno questa caratteristica: essere sempre identico e sempre nuovo. E forse è tutto qui il fascino misterioso delle cascate. 

Teniamo sullo sfondo questa suggestione, mentre ci mettiamo alla scuola delle Scritture che ci sono offerte nel nostro cammino di fede, nel tempo di Pasqua. 

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Nessuno si presenti a mani vuote…

Terza domenica di Quaresima B
Gesù amava la Città Santa, Gerusalemme, e in modo speciale il Tempio, la Casa di Dio. Proprio perché Dio non può essere contenuto dentro delle mura costruite dall’uomo, quella Casa santa era il segno di una predilezione, di un amore di cui il suo popolo si sentiva fiero.
Era nato a pochi chilometri da lì, e vi era stato portato pochi giorni dopo la nascita per adempiere alla legge del riscatto dei primogeniti maschi, ma praticamente l’intera sua esistenza l’aveva trascorsa in Galilea, a Nazaret, che distava quasi una settimana di cammino.
Tutto lascia intendere che fin dall’età di dodici anni – quando vi fu portato dai genitori Giuseppe e Maria – Gesù non aveva mai mancato di andarci proprio per la Pasqua, quando si compiva il rito della immolazione dell’agnello, che aveva luogo solo nel Tempio.
Il vangelo di Giovanni – che prende il posto di Marco per questa ultime settimane quaresima – ci testimonia che nei tre anni del suo ministero pubblico, Gesù visse sempre i giorni santi di Pesah, nella città santa.

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Occhi per vedere

Seconda domenica di Quaresima B
“Sei giorni dopo”: così registra con precisione l’evangelista Marco nel raccontarci l’ascensione di Gesù sul monte con Pietro, Giacomo e Giovanni.
È curioso perché questa è in assoluto l’unica indicazione cronologica che troviamo in tutto il vangelo di Marco.
Più che sui tempi, nel suo racconto, Marco pone infatti l’accento sui luoghi: registra con frequenza riferimenti ad un cammino di Gesù, al ripetuto passaggio da una riva all’altra del mare di Galilea, fino alle escursioni fuori dai confini della terra promessa, per poi concentrarsi tutto sulla meta definitiva, Gerusalemme.
“Sei giorni dopo”: dietro a questa indicazione di tempo riferita da Marco, c’è sicuramente una sensazione custodita nel cuore da Pietro, di cui Marco fu lungamente compagno di viaggio e dal quale raccolse direttamente i racconti dei suoi giorni con il Maestro.

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L’inferno terrestre e l’arco rovesciato

Prima domenica di Quaresima B
“Discese agli inferi”
È forse uno degli articoli di fede sui quali meno si sofferma, di questi tempi, la considerazione dei credenti, eppure proprio quel movimento verticale verso il basso descrive in modo straordinario il mistero che stiamo rivivendo, con l’aiuto di Dio, nella santa Quaresima.
Entrando nel mondo, uomo in mezzo agli uomini, davvero il Figlio di Dio è disceso nell’umano, anzitutto dentro la fragilità dei nostri limiti di creature che nascono, vivono e muoiono.
Ma umano è anche e soprattutto la meschinità della nostra libertà tradita, della nostra incapacità di vedere, di capire, di amare… e il Figlio di Dio oggi arriva fino a qui.
Senza aver conosciuto il peccato, Gesù ha assunto tutte le conseguenze del peccato.

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Il lebbroso maestro di preghiera

Sesta domenica del tempo ordinario B
“Sola misericordia tua”: era il motto episcopale del compianto cardinale Caffarra, che – uscendo un poco dalle regole della araldica – aveva scelto come suo stemma proprio l’immagine del Cristo che si protendeva verso le mani del lebbroso, proprio come ascoltiamo oggi nel Vangelo.
stemma_c“Sola misericordia tua”: così il Cardinale, rileggeva la preghiera di quell’uomo che ci rappresenta tutti: “Se vuoi, puoi purificarmi”, preghiera essenziale che celebra la volontà di Dio, volontà di salvezza per tutti gli uomini, e la tenerezza del suo amore che ci viene incontro, che ci solleva, ci risana, ci salva.
L’incontro avviene sulla strada, fuori dalla città: Gesù era uscito Cafarnao perché l’amore lo spingeva ad andare in cerca dell’uomo, nelle città e nei villaggi di Galilea.

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Preghiera fatta carne

Quinta domenica del tempo ordinario B
“Al mattino presto, quando era ancora buio”. 
Il giorno dopo il sabato. Il vangelo ci fa entrare con discrezione nel mistero della preghiera di Gesù. Il maestro esce dalla casa di Pietro, dalla cittadina di Cafàrnao, e si immerge nella solitudine del deserto. La notte profonda è rischiarata solo dalla sua preghiera.
Come per il discorso che Gesù aveva pronunciato il giorno precedente nella sinagoga, di quella preghiera notturna sappiamo tutto, tranne che quello che Gesù ha detto. La preghiera di Gesù, così come la sua predicazione prima che un discorso, un messaggio rivolto a Dio, è un fatto, un avvenimento, una reale trasformazione della realtà.
Come pregava? Che cosa diceva, Gesù, nella sua preghiera? Quali erano i suoi sentimenti, le sue attese, le sue parole? Il Vangelo oggi non lo dice, eppure l’evocazione di quella preghiera non è un semplice dettaglio devoto nella narrazione.
Non c’è bisogno di essere cristiani per pregare o per avere il desiderio della preghiera. È qualcosa di talmente radicato nel nostro essere, che in realtà non è neppure necessario essere credenti o pensare di esserlo, per pregare.
Ma la preghiera di Cristo è un’altra cosa, perché la preghiera di qualunque creatura, quindi anche la preghiera di un uomo, non può che essere asimmetrica, dal basso verso l’alto, dalla polvere alla perfezione, dal nulla al tutto.

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Parole potenti

IV domenica del Tempo Ordinario B
“Seguitemi!”. Con questa parola tutto era iniziato. Possiamo fare un confronto con la chiamata di Abramo, che segnò l’inizio della storia della salvezza, nell’Antico Testamento.
Ad Abramo fu detto solo “Vai!”: gli venne intimato di lasciare tutto per andare in un luogo incerto, sconosciuto, la patria dei verbi al futuro: “io ti indicherò… io ti mostrerò… io ti darò…”.
L’inizio del Nuovo Testamento segna già una prima differenza fondamentale: “Seguitemi!” è il comando da parte di un Dio che per primo si è messo in cammino, si è lasciato coinvolgere, è presente. Del resto il cuore della predicazione di Gesù sta tutta in quella parola che ricordiamo: “Il Regno di Dio è vicino”.
Diversamente che con Abramo, al quale viene chiesto di lasciare ogni cosa per partire, Gesù non da altro ordine ai discepoli, se non quello di seguirlo: non viene ordinato loro di lasciare la casa, la famiglia, i beni materiali. I discepoli lo faranno, non perché è stato loro ordinato, ma perché lo avvertiranno come un bisogno interiore, davanti alla scoperta della perla preziosa, del tesoro nascosto nel campo.
E con il vangelo di oggi scopriamo un’altra differenza sorprendente: Gesù non porta i discepoli in un mondo nuovo e sconosciuto, ma dalla riva di quel lago li riporta al loro villaggio, e come ascolteremo anche domenica prossima, si stabilirà lui nella casa di Pietro e Andrea.

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Un regno che odora di pesce

III domenica del tempo ordinario B

Riprende dalla terza domenica del tempo ordinario la lettura continua del vangelo secondo san Marco. Siamo all’inizio della missione pubblica di Gesù, dopo il suo battesimo nel Giordano e il digiuno dei 40 giorni nel deserto. Il brano di questa domenica fa coincidere – in una sintesi meravigliosa – la missione pubblica di Cristo con la chiamata dei primi discepoli; la missione del Dio fatto uomo è proprio quella di chiamare a sé gli uomini, per renderli partecipi del Regno di Dio.

Domenica scorsa il vangelo registrava le prime parole pronunciate da Gesù nella narrazione di Giovanni: “Che cosa cercate?”. Oggi invece abbiamo le prime parole di Gesù, secondo il vangelo di Marco.

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